Ora che finalmente c'è un blog, riporto qui il mio commento al post di Simone Aliprandi, perché anche se ormai vecchio di quasi un mese (3 novembre), è e sarà un tema caldo per molto tempo. Eccolo qui, ma vi invito a consultare anche gli altri interventi sul sito di Simone:
"Anche oggi a Pavia all'incontro "Sapere libera tutti", ho incontrato Simone Aliprandi, una figura di riferimento in Italia per quanto riguarda la diffusione della cultura copyleft in campo giuridico. Anche questa volta, come altre volte in cui avevamo avuto occasione di incontrarci, il pubblico era poco numeroso e in gran parte composto di persone già attive nel campo della cultura "open".
Non ci si poteva non chiedere anche questa volta quale fosse il senso di questi incontri e secondo, ancor più strutturale, se avesse un senso cercare di definirsi professionalmente nell'approccio della cultura aperta.
Senza troppi giri di parole: "non si vive di ideali, parole, consulenze e produzioni gratuite". Forse nell'informatica, l'open source è un nuovo modello di business, etico ma anche economicamente sostenibile. Ma nel campo dell'arte? della musica? del cinema? della giurisprudenza?